sabato 7 maggio 2016

Per dialogare bisogna essere in due...

Non conosciamo le ragioni per cui l'imam e la comunità islamica non si sono presentati all'incontro dedicato al contrasto alle violenze. Ma quando il vescovo, cioè il più alto rappresentante della chiesa sul territorio, visita il centro islamico, ci si aspetta un'accoglienza diversa. Sarebbe opportuno un gesto chiarificatore ufficiale, per rimediare all'accaduto.

Ci auguriamo sia stato un malinteso, ma in ogni caso questa vicenda impone una seria riflessione su come fare, anche a livello comunale, efficaci politiche di integrazione e di rispetto reciproco. 

Innanzitutto bisognerebbe capire cosa pensano, come vivono e cosa vogliono fare il 15 per cento di immigrati della popolazione pordenonese, islamici e non. Perchè se non partecipano, non si fanno vedere, vivono come un corpo estraneo rispetto alla città, questo diventa un problema. D'altra parte abbiamo la sensazione, se non la certezza, che le associazioni cittadine che rappresentano gli immigrati, ne rappresentino in realtà sono una piccola parte.

Se vogliamo davvero che gli stranieri presenti a Pordenone diventino parte integranti del tessuto cittadino, occorre che partecipino più attivamente alla vita sociale, aggregativa, culturale e sportiva della città. E il Comune dovrà fare sforzi maggiori per non avere due mondi separati, quello degli italiani e degli stranieri, perchè ciò significa incomprensioni, tensioni e ghettizazioni, e questo non fa bene alla città.

Dal canto nostro abbiamo le idee chiare. Vogliamo gestire l'immigrazione con equilibrio, unendo solidarietà e fermezza, e basandoci su un principio chiaro: rispetta e sarai rispettato. 

Nessun commento: